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Tabagisti soddisfatti, tabaccai perplessi e sorpresi, ma il dato non cambia: il prezzo delle sigarette, soprattutto per alcuni brand, è in calo, e sfiora i sessanta centesimi in meno al pacchetto. Corsa al ribasso quindi per diverse case, con prezzi arrotondati a 4 euro per i pacchetti da 20. Lo conferma anche l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sul cui sito è possibile consultare il tariffario dei prezzi al pubblico aggiornato al diciassette febbraio 2014. Una confezione da Chesterfield Black da 20 costa 4 euro; stesso prezzo per le Chesterfield Blu Ks; 4 euro anche per Benson&Hedges Blue, e per le Rothmans Red 100. Un cambiamento non da poco, e infatti lo notano tutti, commercianti e clienti. Ci spiega Anita Sisimbro, titolare dell’omonima tabaccheria Sisimbro a Napoli, nel quartiere bene della città, Chiaia: “E’ una corsa al ribasso che prosegue da un pezzo, e che ha diverse cause: si fuma meno, perché è cresciuta la consapevolezza dei danni, c’è il fumo elettronico, ovviamente c’è una inferiore disponibilità economica; c’è anche anche il cambiamento generazionale. I ragazzi fumano meno, soprattutto gli uomini, osservando la clientela sono soprattutto le donne a desiderare il pacchetto”.

Ma quali sono i marchi in ribasso? “Ci sono le Benson, le Chesterfield, le John Player, ma anche Philip Morris, al cui gruppo appartengono anche Marlboro e Merit, ha una serie da 4,30 euro. In genere un player comincia, e gli altri seguono a ruota, 4,30 euro è la soglia dove tutti si buttano per strappare clienti alla concorrenza”. Spiega Sisimbro: “Non è che da 5 euro si passa a 4; semmai da 4,60 inizia il ribasso, e poi si arriva a 4. Sono anche tipologie diverse di tabacco”. Ma il pubblico come reagisce? ” Ovviamente, noi osserviamo una parte di città ricca, o comunque formata da una clientela consapevole, che fa certe scelte. Vendiamo molto le Marlboro, soprattutto le light. C’è anche un calo dovuto a una maggiore consapevolezza, dovuta alle campagne di sensibilizzazione, e alla sigaretta elettronica che nel 2013, almeno nei primi mesi dell’anno, ha spopolato, e ha portato a cali della vendita di sigarette tradizionali anche del 40%; poi è passata la mania. Magari, in altre zone della città, le persone continuano a comprare a prescindere da questi fattori”.

Ma è un caso unico, senza precedenti? “Siamo qui da 52 anni, io sono più giovane rispetto al locale, ma non ricordo nulla di simile. Ovviamente, io ero piccola, ma mi sono formata qui e ricordo che i prezzi salivano di continuo. Ogni anno c’era un aumento.Oggi i clienti comunque si sono assuefatti, e accettano i cambiamenti per come vengono”.

Insomma i tempi in cui il prezzo era destinato sempre a crescere sembrano lontani: come spiegava Tempi lo scorso ottobre, anche l’euro, che coincide politicamente col primo ritorno al governo di Berlusconi nel 2001, ha giocato una ruolo decisivo, assestandolo solo una delle sue tante mazzate, visto che “tra aumenti delle accise e conversione dei listini dalla lira all’euro, in cinque anni il Cavaliere ha permesso che un pacchetto di Marlboro passasse da 3 a 3,90 euro. Il Prodi bis, invece, ha aggiunto un ricarico di 30 centesimi di euro (4,20 euro) e l’ultimo esecutivo Berlusconi ha portato il prezzo finale del pacchetto a 4,90 euro. Mario Monti, infine, ha fatto cifra tonda portandolo a 5 euro”. E prima del famigerato euro? Nemmeno si scherzava, se è vero che il prezzo è cresciuto progressivamente negli anni Ottanta, per raggiungere e poi superare la soglia delle 3000 lire negli anni 90.

Le accise sui tabacchi hanno fatto parte della politica italiana, in un Paese dove tra accise e Iva si arriva a incassare, grazie al tabacco, 14,2 miliardi di euro all’anno, ancora nel 2012. Poi, certo, ci sono gli incassi del produttore. Ai tabaccai è riconosciuto il 10% dell’aggio (ricavo netto riservato ai rivenditori di merci o servizi sottoposti a monopolio). Tabaccai che non vivono la congiuntura migliore di sempre.

Come argomentava Giovanni Risso, presidente di Fit, Federazione Italiana Tabaccai, lo scorso ottobre 2013, tra vendite in calo, crescita del mercato illecito e crisi, le aziende vivono un momento difficile, tra cali di redditività costante. Soluzione? “Un aumento dell’aggio sui tabacchi per mantenerla almeno ai livelli del 2012. Ne va della sopravvivenza di una rete che per decenni è stata invidiata come una delle migliori”. Insomma, anche in un settore visto come tradizionalmente forte non è più tempo di sorridere, e non basterà fumarci su.

Fonte Yahoo

la Yesmoke abbassa ulteriormente il prezzo a 3,80 euro. Leggiamo nella sua Mission: “La Yesmoke va oltre la concorrenza a Big Tobacco. Essa è una nave da guerra, pronta a destinare tutte le sue risorse al danneggiamento finanziario del cartello dei produttori di sigarette, a beneficio della collettività. Il fine è estirpare il bubbone Big Tobacco dalla società. La Yesmoke ha un vantaggio: la sua esistenza e le sue strategie di mercato non sono finalizzate al profitto ma al divertimento. …E se domani il 50% dei fumatori mondiali decidessero di smettere, alla Yesmoke ne sarebbero felici.”
Riportiamo l’articolo del loro blog: Sigarette a 3.80 euro – Yesmoke «Governa»
La guerra dei prezzi delle sigarette continua. Oggi, 17 febbraio, le Yesmoke scendono da 4 a 3.80 euro. Il «governo» di un’azienda privata mette i conti a posto nel settore dei tabacchi, e Big Tobacco è lo sponsor. La decisione della Yesmoke costringerà le multinazionali del settore a ridurre ulteriormente i loro utili fuori mercato, a vantaggio del cittadino, dello Stato e dei tabaccai. Tutto questo è possibile grazie all’Unione Europea, che con le sue sentenze ha liberalizzato il mercato mettendo in riga la folta schiera degli italici lobbisti.
Ecco i vantaggi per la collettività, conseguenza dei «provvedimenti» della Yesmoke:
1. Aumento delle entrate fiscali
Le Direttive europee invitano gli Stati membri ad aumentare la pressione fiscale per bilanciare eventuali discese dei prezzi, qualora esse siano considerate eccessive. Il Governo (quello vero) ora deve alzare l’aliquota dell’accisa, ferma al 58.5% dal 2004 (in Francia è al 64.5%). Ad ogni punto percentuale di aumento dell’aliquota dell’accisa corrispondono circa 200 milioni di euro di entrate fiscali aggiuntive. A 3.80 euro la Yesmoke ha quasi toccato il limite, non può più scendere di prezzo. Se sale l’aliquota, la Yesmoke deve salire di prezzo.
2. Crollo del contrabbando
Secondo i dati della Guardia di Finanza il calo del mercato del contrabbando nel 2013 è stato del 50%. Questo è accaduto nonostante la crisi, che avvicina i consumatori ai prodotti illegali. A nostro giudizio il dimezzamento del contrabbando si deve alla guerra dei prezzi decisa dalla Yesmoke.
3. Ritorno della produzione italiana di sigarette
La Yesmoke ha l’obiettivo di riportare in Italia la produzione di sigarette. Se resterà l’unica marca a 3.80 euro la Yesmoke acquisirà inesorabilmente quote di mercato, molto più di come già faceva a 4 euro. Questo comporterà l’acquisto di nuove linee di produzione e l’assunzione di nuovi lavoratori.
Fino al 2004 il 95% delle sigarette fumate in Italia erano prodotte in Italia, l’Ente Tabacchi Italiano produceva anche le Marlboro per Philip Morris. Oggi la produzione in Italia non supera il 2%, tutto il resto è stato privatizzato e delocalizzato. Un cartello di società straniere si è impossessato di tutto il mercato del tabacco, marchi, fabbriche e distribuzione, un settore da 14 miliardi di euro di entrate fiscali, al quale può chiudere il rubinetto in qualunque momento.
4. Aggio dei tabaccai all’11% – Adesso o mai
La Yesmoke sta creando le basi per le rivendicazioni dei tabaccai, perché la guerra dei prezzi in atto sta facendo diminuire gli utili fuori mercato dei produttori. Se i produttori si accontentano di guadagnare meno quale miglior momento per i tabaccai per reclamare un giusto aumento dell’aggio dal 10 all’11%? Bruxelles suggerisce lo strumento della leva fiscale, ma nulla vieta agli Stati di bilanciare la discesa di prezzo soddisfando le rivendicazioni dei tabaccai.
A questo punto la palla passa alla Federazione Italiana Tabaccai, che deve battersi per un immediato aumento dei prezzi che dovrebbe avvenire non solo con l’aumento della pressione fiscale, ma anche con l’aumento dell’aggio.
Fonte: Yesmoke.eu

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